I transistor da calcio

nanochipI chip al silicio avrebbero gli anni contati, una decina, pare. Benché godano di ottima salute e siano in grado di ospitare milioni di transitor in una superficie pari ad un eurocent si stanno saturando e, fra non molto, non saranno più in grado di ospitare neppure un transistor in più.
Secondo gli esperti l’attuale ritmo di crescita, espresso efficacemente a spanne dalla legge di Moore ( le prestazioni dei processori, e il numero di transistor ad esso relativo, raddoppiano ogni 18 mesi), non potrà essere mantenuta a lungo, principalmente per le crescenti difficoltà di ulteriore miniaturizzazione dei transistor.
Da qui, la frenetica corsa dei centri di ricerca più dotati di cervelli e di dollari alla scoperta di nuovi materiali alternativi al silicio, oppure di nanostrutture di carbonio cinquantamila volte più sottili di un capello o, ancora, di nuovi componenti elettronici: i memristori. Minimi già ora e ulteriormente miniaturizzabili, sarebbero capaci di collaborare, se non addirittura di sostituire completamente i vecchi transistori. Staremo a vedere.

Nel frattempo, chissà che fine hanno fatto le migliaia di radioline giapponesi a pila, i cosiddetti “transistor”, appunto, che i maschi adulti italiani tenevano incollate all’orecchio per tutta la durata di “Tutto il calcio, minuto per minuto”, quando le partite di football si giocavano sempre la domenica pomeriggio e gli stadi erano luoghi chiassosi, ma frequentabili.
Preistoria!