Imperituro

Vedeva il tempo come fosse un mare
Una distesa infinita senza limitare
Accumulava impegni ipotecava il futuro
Inconsapevole di limiti un dio imperituro
La morte lo colse come un comune mortale

Da scolaro

Dei lunghi anni passati da scolaro
Non ho un ricordo né dolce né amaro
Non sono mai andato a scuola con piacere
Ma soltanto per inevitabile noioso dovere
Galleggiavo a mezz’aria fra il genio e il somaro

Bon ton

In barba alle più rispettate convenzioni
Tuffò la mano nel piatto di maccheroni
Rovistando alacremente con tre dita
Catturò e ostentò la preda ambita
Tre sontuosi bisunti maccheroni

Allegria!

Sempre più spesso gli appariva evidente
Il declino progressivo della sua mente
Fin quando il fenomeno sparì del tutto
Niente più allarmi più niente di brutto
Tornò allegro e sereno come un demente

Memorabile

Aveva un faccia memorabile per le assenze
Priva di carattere un vuoto un niente
Anche la sua voce era priva di espressione
Gli usciva dalla bocca senza intenzione
Per ricordarlo occorreva una ferma determinazione

Narcisismo

Nelle foto appariva quasi sempre serioso
Quasi fosse un vecchio generale a riposo
Un sorriso pronta cassa non gli veniva
Perché essere fotografato lo infastidiva
Un narcisismo a rovescio glielo impediva