Vox populi

Fra l’incudine e il martello c’è uno spazio definito
Nel quale è meglio non lasciarci un dito
Ma se proprio ti vorrai arrischiare
Con molta prontezza lo dovrai levare
A quanto suggerisce l’ineffabile saggezza popolare

Domenica like

In onda oltre alla dea tre vite ammaestrate
Ansiose di essere a lungo inquadrate
Esibivano una spontaneità forzata
Con lacrime sorrisi e una falsa risata
Povere comparse d’una umanità adulterata

Il papiro

Papiro funebre – Museo egizio di Torino
Voglio riempire un papiro di belle figurine
Ci metto un bue un ibis e tante donnine
Le faccio tutte uguali voltate di profilo
Poi vorrei metterci un coccodrillo del Nilo
E infine un allegro girotondo di bambini e bambine

Il capo

marco aurelio

Marco Aurelio

Esercitava il potere senza coercizione
Era una calamita questa è la definizione
Come pianeti trattenuti dalla gravità universale
Tutti gli ruotavano attorno in modo naturale
Con la sua calma li governava senza costrizione

La risata

risata
Aveva una risata tellurica ma non sguaiata
Agitava i sismografi e un’intera brigata
Perfino il cane che l’era affezionato
Se la dava a gambe scappando nel prato
Come capo-muta della claque era adorata

Ombre

Elegante e dimesso come l’ombra delle foglie
Trascorreva il suo tempo senza rimpianti né voglie
In un aiuola fiorita coltivava i suoi ricordi lontani
Ciclamini margherite primule viole ma non tulipani
I loro turgidi arroganti colori li trovava pacchiani