Latte crudo appena munto

latte crudo appena muntoIeri pomeriggio, tornando a casa dopo la solita scorpacciata di letture varie nella biblioteca Sala borsa, dove trascorro parte dei miei pomeriggi in città, ho attraversato piazza Maggiore aggirando “il crescentone”, occupato per intero da una struttura in allestimento di bianche cupolette di plastica, e imboccato via delle Pescherie vecchie. E’ un percorso simpatico fra piccoli negozi di frutta e verdura ricavati in cavità murarie che lasciano uno spazio minimo per l’esposizione della merce in vendita e una sacrificatissima postazione per il venditore.
All’inizio della strada, però, c’è una sontuosa bottega a due piani di formaggi; ha una grandezza quasi provocatoria, nei confronti degli altri piccoli fruttivendoli.
Passando, guardo sempre le vetrine attraenti, ma piuttosto ripetitive: è difficile stupire con forme e formelle di formaggio, seppure esotico o raro. Ieri però c’era un cartello stuzzicante per un accanito bevitore di latte come me: “Latte fresco crudo”.
Un recente servizio televisivo aveva magnificato questo nuovo tipo di distribuzione di latte “appena munto e non trattato” attraverso erogatori refrigerati a fontanella: infili le monetine, ficchi il contenitore (in questo caso una bottiglia da latte di plastica) sotto l’erogatore e attendi che il rcipiente sia pieno per bertelo subito o portartelo via.

Detto-fatto: entrato, raggiunto distributore al primo piano, infilati soldini, estratta bottiglia piena, bevuto latte a collo, senza tante cerimonie. Non vedevo l’ora di risentire il sapore del latte appena munto che da bambino andavo a prendere in bici, al tramonto, nel podere di famiglia. Lo ricordo bene quel sapore del latte tiepido, pieno, cremoso. Una giovanottina pimpante, intervistata nel corso del servizio televisivo, aveva appunto manifestato la sua soddisfazione per avere finalmente ritrovato il sapore vero del latte appena munto.

Io, invece, sono rimasto deluso.

Non assomiglia minimamente al vero latte appena munto che si beveva il secolo scorso, quando ancora le stalle delle nostre parti erano popolate di vacche autoctone (come la rimpianta bianca modenese) che producevano una quantità di latte minore delle frisone pezzate, ma incomparabilmente migliore. Il latte che ieri ho spillato dal distributore refrigerato era piuttosto acquoso, sicuramente non migliore del buon latte fresco di alta qualità che troviamo da tempo nei supermercati, anzi.
Pazienza: una piccola delusione in più da dimenticare al volo, scherzandoci sopra con un fotomontaggio ad hoc.
L’ultima volta che ho bevuto un latte superbo, con due dita di panna depositata sul collo della bottiglia di vetro fumè, è stato trent’anni fa in Danimarca. Chissà se gli amici danesi lo imbottigliano ancora? Varrebbe la pena di fare un salto nello Jutland, tanto per controllare.

Cari confratelli di latte, fatemi sapere cosa ne pensate del nuovo “latte crudo appena munto”. Io vi ho raccontato la mia esperienza deludente qui a Bologna, ma forse altrove…