Ladri di biciclette

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Dal dopoguerra ad oggi il nostro paese è cambiato non poco e sembrerebbe che le vicende raccontate da “Ladri di biciclette”, il capolavoro del ’48 di Vittorio De Sica, fossero del tutto anacronistiche e, per molti aspetti, lo sono, ma le biciclette continuano ad essere rubate, seppure da personaggi diversi dal padre di famiglia che, senza bicicletta, perderebbe il solo prezioso lavoro che è riuscito a trovare.

I soli emiliani che non hanno subito uno o più furti di bicicletta sono quei pochi che non ne hanno mai posseduta una.
Io, nel mio piccolo, sono a quota cinque e non sei perché durante l’ultimo tentativo d’nvolare la mia bici dal giardino della casa al mare hanno forato la gomma posteriore sulla siepe metallica, come è stato facile ricostruire. Nella stessa occasione hanno, invece, rubato quella di mia moglie, ennesimo rimpiazzo di precedenti bici rubate nel corso degli anni.

bici senza sella

Nel rientrare a casa a piedi, oggi ho fotograato questa gloriosa Atala assicurata con due solide catene che immobilizzano le due ruote collegandole al telaio e incatenano l’intera bici ad un palo di ferro, posto all’angolo fra via Santo Stefano e vicolo Pusterla, nel pieno centro frequentatissimo di Bologna.
La sella non l’aveva potuta legare, il prudentissimo possessore di una vecchia comunissima bici da uomo … e gliel’hanno rubata.
Se ci fosse una legge del contrabbasso, molto più accomodante del contrappasso dantesco, il ladro, scivolando dal maltolto, dovrebbe scheggiarsi dolorosamente un incisivo e finire in una bella pzzanghera fangosa.
Da parte del vasto popolo dei biciderubati, glielo auguro di cuore.

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