Il faccendiere

Un genio non era con la sua aria da faccendiere
Faticava a fare un cerchio anche col bicchiere
Ma per gli intrallazzi le calunnie e le spiate
Aveva le orecchie e la bocca superattrezzate
Tracciava a mano libera le infamie più spietate

OS10

Era un sistema operativo tanto complicato
Che ogni modifica creava un rompicapo
Ormai non c’era modo di poterlo aggiornare
Senza creare qualche problema molto grave
Chiarezza e semplicità erano diventate un reato

Traffico notturno

Scappato sul balcone di notte per respirare
Cercando un refolo che lo potesse rinfrescare
Dall’alto guardava l’intenso traffico stradale
Scemare lentamente e diventare quasi normale
E pensava a quando in centro si poteva passeggiare

Il bonsai

Da oltre vent’anni con cura affettuosa
Accudiva un bonsai dalla forma graziosa
Da lui non si aspettava reciprocità di sentimenti
Ma una risposta leale senza tradimenti
Uno sviluppo armonioso senza cambiamenti

Vox populi

Fra l’incudine e il martello c’è uno spazio definito
Nel quale è meglio non lasciarci un dito
Ma se proprio ti vorrai arrischiare
Con molta prontezza lo dovrai levare
A quanto suggerisce l’ineffabile saggezza popolare

Domenica like

In onda oltre alla dea tre vite ammaestrate
Ansiose di essere a lungo inquadrate
Esibivano una spontaneità forzata
Con lacrime sorrisi e una falsa risata
Povere comparse d’una umanità adulterata

Il papiro

Papiro funebre – Museo egizio di Torino
Voglio riempire un papiro di belle figurine
Ci metto un bue un ibis e tante donnine
Le faccio tutte uguali voltate di profilo
Poi vorrei metterci un coccodrillo del Nilo
E infine un allegro girotondo di bambini e bambine