Il drago

San Giorgio e il drago – Vitale da Bologna – Bologna L’altra sera rincasando per la cenaHo visto un drago sofferente e in penaAlla ricerca del cavaliere da sfidareChi il destino gli imponeva di cercarePer una morte gloriosa finalmente realizzare

Il nulla

La disinvolta evasiva perfezione del nullaLo coinvolgeva a ritroso fino alla cullaLo struggente desiderio di non esser mai natoRendeva il suo sopravvivere indesideratoUn atto arrogante ingiustificato

Pari pari

Annoiato dalla ortodossia di un mondo bidimensionaleAnsioso di sbizzarrirsi in parellismi diagonaliSforbiciava lo spazio con fendenti perpendicolariPericolose elissi e pause semicircolariAggrappandosi alla metafora di un piano ideale

Tubo predittivo

Da un tubo retrattile d’incommensurata misuraTraeva gli auspici di una vita futuraDalle spire contorte e dai suoi movimentiRiusciva a predire le sorti e gli eventiNessun aruspice lo faceva con altrettanta cura

L’attesa

Era diventato un appassionato d’attesaCol tempo era sopraggiunta del tutto inattesaQuesta passione che coltivava con determinazioneApprofittando di ogni possibile occasionePer praticarla e renderla sempre più estesa

Lo sguardo

Il volto grigio di un leone senza crinieraSi intonava alla sua figura austeraMa gli occhi vivaci acuti come spilliLampeggiavano come ardenti lapilliScrutando con l’avida ferocia di una fiera

La facciata

Parchi avvelenati fra vecchie muraParadisi artificiali di papaveri e cicutaSi nascondono dietro la villa austeraIngannevole e falsa come una megeraParadigma di una pomposa vacua architettura

Al mercato

In un banco di cineserie a buon mercatoGestito da un giovane arabo naturalizzatoRovistavo fra oggetti di ogni forma e misuraCercando d’indovinarne funzione e naturaAlla ricerca di qualcosa che avrei comprato

Ardito

Come le trine in un bel vestitoObsoleto è divenuto il termine arditoDenotava coraggio e spavalderiaUna propensione a buttarsi viaL’opposto esasperato dell’atarassia