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mer 31 luglio 2019  La strada abbandonata

La strada abbandonata

La strada abbandonata

strada abbandonata

Gli sembrava di costruire le mura serviane
Mentre rabberciava con un po' di catrame
La strada deserta imbarbarita e abbandonata
Un tempo ben tenuta e ben frequentata
Metafora perfetta della sua vita desolata



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 31 luglio 2019  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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La formica sul dito

La formica sul dito

Formica sul dito

A mezzogiorno ho incontrato una formica
Dall'aria più sorpresa che nemica
Le ho offerto un passaggio sul dito
Verso un ignoto orizzonte infinito
Ma lei ha preferito la solita vita

 



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 31 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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dom 28 luglio 2019  I cuscini ricamati

I cuscini ricamati

cuscino ricamato

I preziosi cuscini di bisso ricamati
Con eleganti foglie e fiori raffinati
Sono un ricordo di tempi lontani
Delle care e pazienti abili mani
Che li hanno immaginati e realizzati

Nelle immagini due cuscini ricamati da mia madre. Vedi anche

 



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 28 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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sab 27 luglio 2019  Gli audio-libri

Gli audio-libri ai tempi di Marziale

Marziale

In un interessante articolo su La Repubblica del 23 luglio 2019 Maurizio Bettini parla degli audiolibri e mette in evidenza come la lettura ad alta voce o la recitazione dei versi in pubblico fosse molto diffusa in età augustea, oltre che nelle età più antiche di cui già si sapeva. Virgilio, ad esempio, pare fosse più noto per la sua bella voce e la sua suggestiva capacità di lettura dei suoi versi che per la sua poesia.
A quei tempi il pubblico di ascoltatori era tutt'altro che passivo e durante la recitazione, non solo ascoltava con piacere, ma suggeriva idee e modificazioni a ciò che stava ascoltando.
Il poeta Marziale durante il suo esilio in una remota località dell'impero dove sicuramente non era presente un pubblico colto in grado di apprezzare e interagire con lui durante la lettura dei suoi versi si rammaricava molto di questo aspetto della forzata lontananza da Roma anche perché si era spinto fino a dichiarare che i suoi versi migliori erano stati suggeriti dai suoi ascoltatori fra il pubblico colto romano.
I moderni audiolibri sono però, a mio parere, molto lontani dalla esperienza delle pubbliche letture in età augustea perché rimangono essenzialmente una esperienza individuale, molto simile alla lettura muta che noi consideriamo il modo normale di conoscere un libro.
Proprio per questo, non mi sorprende che gli audiolibri si stiano diffondendo come nuova forma di lettura in un pubblico che è già abituato ad ascoltare con gli auricolari musica e conferenze che trova facilmente su YouTube e altre piattaforme simili.
Quello che manca, per ora, è la capacità dei sintetizzatori vocali di leggere in modo chiaro e senza sgradevoli inflessioni un testo qualsiasi che non ha ricevuto l'onore di essere trasformato in audio-libro.
Non solo per i ciechi ma per tutti coloro che preferiscono ascoltare piuttosto che leggere con gli occhi, il futuro è abbastanza prevedibilmente roseo perché la evoluzione dei sintetizzatori vocali è stata molto rapida ed è oggetto di notevoli investimenti, tesi a renderli sempre più simile alla voce naturale di una persona in carne ed ossa.
Nel frattempo, però, mi accontenterei di navigatori satellitari GPS che pronunciassero in modo chiaro il nome delle strade senza accenti esilaranti.
Invece, per una lettura sintetica commovente di Leopardi sono disposto ad aspettare ancora un pezzo.

Nella illustrazione il poeta Marco Valerio Marziale



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab 27 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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ven 26 luglio 2019  Silenzio!

 

Silenzio!

Cane pensante

Appartengo alla sottospecie umana a cui piace il silenzio, ne ho bisogno. Come gli indo-americani non sento il bisogno di colmare il silenzio con riempitivi verbali o convenevoli se non sono solo. "Il silenzio è d'oro" si diceva anche qui da noi, del resto
Non trovo disdicevole stare seduto in silenzio in presenza di altri umani, se non ho niente da comunicare.
Ascoltare la radio o la televisione come un sottofondo sonoro di compagnia a me dà fastidio. Sono uno a cui piace pensare, possibilmente in ambiente silenzioso. Niente di pretenzioso, però. Insomma non voglio passare per un COGITO ERGO SUM. Oltretutto, non credo che pensare sia una prerogativa solo umana e tantomeno la più distintiva ed eccellente. Chiunque abbia avuto un cane o un gatto in famiglia sa che pensano, eccome.
Naturalmente si riesce a pensare anche nel frastuono della metropolitana, ma farlo tranquillamente in un ambiente silenzioso seduti in poltrona o dentro ad una vasca da bagno è molto più spassoso.
Mi piacerebbe farlo spesso senza essere banalmente interrotto o disturbato senza motivo.
Tutto qui.

Nella foto un mastino tibetano, un forte pensatore che non ho mai avuto il piacere di frequentare



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 26 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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mer 24 luglio 2019  matite gialle

Matite gialle

Matite gialle

matite

 

A me piace dettare al telefonino o al computer. Con gli attuali sistemi di assistenza vocale che si fondano sul continuo confronto di ciò che viene dettato con dizionari interni la quantità di errori è molto limitata. I fraintendimenti sono sempre possibili, naturalmente. Un controllo del testo dettato è sempre comunque indispensabile. Un altro vantaggio innegabile è la "velocità di scrittura" quando si sta dialogando a distanza con applicazioni come Telegram o WhatsApp. Infatti, il tempo di attesa della risposta scritta sulle minuscole e scomode tastiere, se il messaggio è piuttosto lungo, risulta fastidioso.
Non potendo dettare, lo strumento che preferisco a tutti gli altri è sicuramente la comoda tastiera del computer. Il più sgradito di tutti, invece, è la macchina da scrivere, benché abbia tentato di familiarizzare con quel tipo di scrittura fin da bambino, quando comprai con i miei risparmi una Olivetti lettera 22, che era un vero gioiello e tuttora conservo con affetto, ma non uso mai.
Nella tasca interna della giacca tengo sempre un pennarello a punta fine con il quale prendo veloci appunti all'interno della mano sinistra e uso anche per disegnare le mie pipe sulle tovagliette di carta delle pizzerie.
Per decenni lo affiancavo ad una stilografica e ad una elegante matita automatica di metallo con le mine da 05 che aveva anche il comodo gommino per cancellare. protetto e nascosto da un coperchietto metallico molto utile per aggiustare il tiraggio della pipa mentre fumo.
Non ho mai avuto molta dimestichezza e simpatia per le biro né per le matite di legno che richiedono una continua affilatura della punta con il temperamatite. Sono prive di clip per tenerle agganciate in tasca e hanno il gommino scoperto che non può essere usato come attrezzo per la pipa.
Insomma, non fanno per me, mentre sono molto popolari nelle mani di indaffarati impiegati e giornalisti nei film americani. Di solito sono gialle e, a quanto leggo in un interessante articolo, il colore è stato introdotto con un colpo di genio da un intraprendente fabbricante che ha deciso di usare una grafite di origine orientale, più pregiata di quella inglese, scegliendo per la casacca delle sue matite il colore giallo che più viene associato in oriente al potere Imperiale e, più in generale, alla ricchezza e al lusso.
Non lo avrei mai sospettato.

 



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mar 23 luglio 2019  La mia bicicletta

La mia bicicletta

bicicletta

Alla mia gloriosa bici scolorita
Amica fedele di una intera vita
Tutto l'affetto e la riconoscenza
Per avermi sopportato con pazienza
Dall'alba al tramonto della mia esistenza

nella foto la mia bicicletta

 



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dom 21 luglio 2019  Il soriano Pardo Pardo

Il soriano Pardo Pardo

Il soriano Pardo Pardo

grin gatto soriano

Hai mai incontrato Pardo Pardo
Quel bisbetico soriano solitario
Che spadroneggia sull'intero solaio
Compresa la poltrona e lo sdraio
Fulminando chi passa con lo sguardo?

 

 



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sab 20 luglio 2019  La conchiglia marina

La conchiglia marina

Fra le voci antiche a me più care
Che ancora una volta vorrei riascoltare
C'è quella arcana della conchiglia marina
Non quella grande ma la più piccina
Che conserva ancora la voce del mare

Nella mia foto due conchiglie di casa



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) sab 20 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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ven 19 luglio 2019  La pioggia della sera

La pioggia della sera

Amo la pioggia gentile e leggera
Che compare al calar della sera
Interrompe l'assedio della calura
Fa spazio a ombra e frescura
E ad un vago profumo di aria pura



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 19 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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gio 18 luglio 2019  C'era una volta la sterlina

C'era una volta la sterlina


I musicanti di Brema


Sto leggendo alle mie nipotine le favole raccolte da Italo Calvino nelle varie regioni d'italia.
Molto spesso le fiabe dopo il celebre "C'era una volta..." raccontano di un padre che aveva tre figli ai quali voleva lasciare equamente le sue ricchezze. A meno che non capitasse come nella favola "Il drago delle sette teste" raccolta a Montale Pistoiese in cui ai tre figli tocca un cavallo un cane e una spada a testa, dl solito la situazione era piuttosto bislacca.
Capitava, ad esempio, che al primogenito toccasse un cavallo al secondo un cane e al terzo soltanto un gatto, senza neppure i famosi stivali. Del tutto impossibile sarebbe stato per il padre equanime suddividere con il sistema decimale un patrimonio di 1000 fiorini d'oro.
L'impresa sarebbe riuscita facilmente, invece, ad un padre inglese che avesse dovuto dividere fra i tre figli mille Sterline d'oro. Infatti a ciascuno avrebbe potuto dare esattamente 333 sterline due scellini e 4 pence, a patto che la suddivisione fosse avvenuta prima del 15 febbraio 1971, quando anche nel regno di Elisabetta II la sterlina fu divisa banalmente in 100 centesimi, con la costernazione di tanti amanti delle favole e dei sistemi assurdi, me compreso.
Come tanti anglofili non di primo pelo ricorderanno, infatti, prima di quella data funesta la sterlina in cartamoneta era divisa in 20 scellini d'argento ciascuno dei quali era diviso in 12 pences di rame. In realtà pero, oltre ai grossi e pesanti penny di rame, esistevano i piu piccoli throppen di ottone del valore di tre pences, i sixpence d'argento del valore di sei pence o mezzo scellino, gli scellini del valore di un ventesimo di sterlina pari a dodici pences, le mezze corone del valore di due scellini e sei pences, le corone del valore di cinque scellini in monete d'argento.
C'erano poi anche le virtuali ghinee, del valore di ventun scellini, inesistenti, ma con le quali s'indicava il prezzo dei vestiti di sartoria tagliati su misura in Bond street, mentre il prezzo degli abiti già confezionati, venduti da Harrods, era indicato banalmente in sterline (pound).
Un sistema da favole, appunto, dove fare benzina negli anni '50 con una Vespa 125 sfornita di un serbatoio di capienza inferiore ai due galloni era un incubo nelle rare pompe a mano sfornite di pistola erogatrice nei desolati Highlands scozzezi dove bisognava fare il pieno per non rischiare di rimanere a secco in mezzo alla brughiera.
Vedi anche su questo stesso blog:



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 18 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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lun 15 luglio 2019  Il gelsomino

Il gelsomino

Non sono un botanico come mio padre e tutto quello che so sul mondo vegetale l'ho imparato da lui da bambino è più tardi da documentari naturalistici, a volte bellissimi, che guardo sempre con molto interesse.
Il mio affetto non va tanto ai fiori meravigliosi quanto ai tigli fioriti che hanno sempre significato per me la fine delle scuole e l'inizio delle vacanze, e soprattutto ai miei fratelli pioppi.
Quando ero bambino, mio padre piantò un filare di pioppi canadesi (ibrido 714) lungo un canale che costituiva il confine orientale del nostro podere e io li guardavo crescere, anno dopo anno, come fossero dei bambini che stavano sviluppandosi insieme a me. Diventarono alberi meravigliosi che per qualche anno riuscivo a stringere fra le mani, poi ad abbracciare fin quando diventarono troppo grandi per le mie braccia che si allungavano, ma non abbastanza.

 



Pioppi


L'affetto più costante e duraturo, però, l'ho sempre avuto per le piante rampicanti, in particolare per il gelsomino bianco, il glicine e il caprifoglio, mentre non ho mai amato molto l'edera e la vite americana per il loro eccessivo rigoglio infestante e la mancanza di profumo.
L'eroica fioritura del decrepito gelsomino a spalliera sul balcone non ha più la forza di rallegrare la casa con il suo profumo all'arrivo della stagione primaverile, quando si possono lasciare aperte le finestre, ma per fortuna, lungo il percorso delle mie passeggiate pomeridiane prosperano ancora meravigliose siepi lussureggianti di gelsomino che s'imbiancano di fiori.
Profumano il mio cammino e mi ricordano che anche per me è passata un'altra stagione.

_________
Clicca sugli indirizzi seguenti per trovare altri riferimenti al GELSOMINO all'interno di questo mio stesso BLOG:



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 15 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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dom 14 luglio 2019  Al sulfaner

E' appena passato davanti al cancello del giardino della casa al mare un venditore di materassi con il suo furgoncino vociferante, ormai una vera rarità.
A cosa sia dovuta la quasi totale scomparsa della pubblicità vocale itinerante credo sia difficile da dire in due parole. Resta il fatto che ormai sentire passare auto attrezzate con altoparlanti che reclamizzano una prodotto o un evento o un luogo di ritrovo è ormai una autentica rarità anche in posti di mare dove la gente si rifugia d'estate per sfuggire la calura delle città ormai tropicalizzate e soffocate dal traffico.
Ricordo che da bambino, nell'immediato dopoguerra quando nella città semidistrutta si abitava, adattandosi , nelle case rimaste in piedi, la mattina venivo svegliato dal passaggio del solfanaio.
Condividevamo, in subaffitto, con due anziani fratelli, parte di un appartamento principesco che si affacciava su via Guerrazzi quasi di fronte a palazzo Carrati, sede della seicentesca Accademia Filarmonica nella quale anche il giovane Mozart ottenne nel 1770 l'ambita patente di Maestro compositore.
Io dormivo in una stanza che era stata uno studiolo dalle pareti ricoperte di damasco dorato che si affacciava sulla strada al primo piano dove i rumori del portico e della strada giungevano ben distinti.

Spesso, fra questi, arrivava il suono delle trombetta del "solfanaio" che si annunciava agli abitanti mattinieri con il suo urlo cantilenante: "Solfanaio... naio, a je al sulfaner" seguito da qualche colpo della sua corta trombetta curva di ottone. Era niente di meno dello straccivendolo di zona che raccattava tutte le cianfrusaglie di cui ci si voleva liberare pagandole non in monete ma in "sulfanen": gli zolfanelli con cui accendere il fuoco. Questi antenati dei fiammiferi da cucina, usati come moneta, erano proprio bastoncini con una capocchia di zolfo giallo e lucente. A volte il solfanaio esemplificava con ironia cosa era disposto a raccogliere: "Straz, oss, cavi" (stracci ossa, capelli) sperando in ben altro, naturalmente.

 



Meno frequenti erano i richiami dell'arrotino e dell'ombrellaio. In un'epoca stentata di cappotti rivoltati e di scarpe risuolate, in cui non si buttava niente. L'arrotino con una piccola mola azionata a pedali su di una bici modificata ridava lucentezza e filo a vecchie forbici, coltelli da cucina e alla preziosissima "coltellina": il lungo tranciante a punta quadrata con cui si tagliava la sfoglia, ricavandone tagliatelle, tagliatelline da brodo, quadretti, maltagliati e lasagne quadrate.
Veniva religiosamente adoperato dalla sola "resdora" e solo per questo scopo; spesso era custodito in una fodera su misura cucita in casa e noi bambini non dovevamo neanche guardarla.




Meno tecnologica era l'attrezzatura dell'ombrellaio a cui bastava un angolo di portico dove appoggiare i sui modesti attrezzi con cui sostituiva le stecche, il manico o rappezzava la cupola di vecchi ombrelli invalidi che colpi di vento o un uso eccessivo e malaccorto avevano reso inutilizzabili.

 



Il ciabattino itinerante, invece, non c'era ormai più in città quando ero bambino. Resisteva solo durante la fiera di Santa Lucia, sotto i portici di Santa Maria dei Servi in forma di statuina per il presepe insieme agli altrettanto illustri scomparsi: il vasaio e la mistocchinaia con il suo fornelletto a carbone.

 



Decenni più tardi durante il periodo estivo quando lasciavamo, come ora, la casa di città per quella al mare ricominciava in forma diversa e molto più fastidiosa e insistente la rumba della pubblicità vociferante. I più molesti reclamizzavano spassose serate in un "piccolo bar club" dove non avrei mai messo piede se non altro per deluderne la insistente réclame diffusa con un nastro senza fine a volume assordante.
Oltre ai materassai, rari arrotini con attrezzature più moderne si facevano sentire ogni tanto di mattino, ma il più caratteristico era un pescivendolo che con voce di tomba reclamizzava il suo pesce con una strascicata cadenza comacchiese: "Pese, pese fresco, pese vivo. Ho la sogliola, la sogliola bella, la sogliola viva. Pese, pese fresco, pese vivo". Giorno dopo giorno, anno dopo anno, ripeteva lo stesso mantra senza variazioni, ma dal vivo, senza usare un banale nastro e a bassa voce, quasi un sussurro rivolto a pochi intimi.
Ora non passa più nessuno. Che sia per la pervasiva presenza di AMZON che ti scodella a casa -rapidamente e puntualmente- tutto quello che vuoi, o per altri motivi, non saprei dire. Di certo non mi strappo i capelli ripensando con nostalgia alla vociona invadente del piccolo bar club e non mi manca tanto.neppure "la sogliola bella, la sogliola viva".



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 14 luglio 2019  Invia un commento all'autore
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ven 05 luglio 2019  L'effemeride

L'effemeride

farfalla

  • Opossum o nonpossum, Tu che dici?
  • Ha l'aria di essere un dilemma caldo e peloso quello che ti attanaglia. Decisamente fuori stagione
  • Tu sei fra quelli che rimpiangono le mezze stagioni?
  • No, io sono per la mono stagione, quella bella.
  • Non ti manca la varietà?
  • No, anche per l'età ne vorrei una sola: la giovinezza. 
  • Vorresti l'eterna giovinezza ?
  • No, l'eterno, l'infinito, l'assoluto sono fuori dalla mia misura.
  • E qual è la tua misura?
  • Un Tot, mi va bene.
  • Allora essere una effemeride sarebbe perfetto per te: nascere in una bella alba luminosa, volare con due splendide ali nuove di fiore in fiore sotto un sole glorioso fino al tramonto e quando sopravviene la notte salutare tutti.
  • Sarebbe perfetto.



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mar 02 luglio 2019  Le cicale

Le cicale

cicala

Come i versi di un'encomiastica poesia
Friniscono le cicale sopra casa mia
Il loro verso querulo ed insistente
s'insinua fra le pieghe della mente
per sfuggirle bisogna andare via 



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 02 luglio 2019  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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