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lun 02 marzo 2009  Homo erectus

Ancora una volta ci toccherà di retrodatare la presenza della specie umana sulla terra, come ormai sta capitando frequentemente, a memoria mia, e con sempre minor sorpresa. Siamo molto più "vecchi", insomma, di quanto si credesse quando frequentavo il liceo e studiavo per la prima volta questi argomenti. In Kenia, infatti, è stata trovata in questi giorni una chiarissima impronta fossile di Homo erectus databile ad un milione e mezzo di anni fa, ora più ora meno. Si tratta ancora una volta di una impronta soltanto, mentre di mani e piedi in ossa&ossa non si trova traccia perché, spiegano i paleontologi, le propagini estreme degli arti umani sono molto gradite ai carnivori che se le sgranocchiano allegramente leccandosi i baffi e, una volta spolpate, non lasciano ai futuri studiosi che un mucchietto di ossicini facilmenti disperdibili o polverizzabili, neppure buoni per una partitina agli astragali.

Benché io mi sia occupato di tutt'altro in vita mia, mi rallegro sempre di questi eventi ripensando ad un personaggio bolognese conosciuto in gioventù: il vecchio archeologo e paleontologo dilettante Fantini che ripagava con pari, se non maggior disprezzo gli scienziati accademici di allora, sostenendo che erano dei bigotti, miopi, incapaci di riconoscere l'antichità della specie umana per paura di dover scoprire che l'uomo primitivo aveva le scaglie sulla schiena, in barba a divine immagini e somiglianze. Parlava un armonioso bolognese cittadino con i tipici tasselli d'italiano, inseriti come ridondanze ornamentali del concetto già espresso icasticamente in dialetto. Ricordo che chiamava lìncei, con l'accento ritratto sull'i, gli accademici del tempo che non riconobbero mai, a suo dire, il merito di sue scoperte archeologiche nelle campagne bolognesi, quando dopo le piogge più dilavanti partiva alla caccia di selci, frecce e fossili di ogni genere.

Altro che "lìncei", diceva, quei tromboni non vedono oltre la punta del loro naso. Le scoperte recenti lo avrebbero fatto gongolare, se non avesse già da tempo intrapreso il suo personale processo di fossilizzazione. Io me la godo al posto suo, come quei figli che hanno votato comunista per tutta la vita, al posto del padre partigiano ammazzato dai tedeschi.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 02 marzo 2009  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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