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mar 28 febbraio 2006  Il grande fratellino

segugio da telefoninoLa notizia è rimbalzata dalla Reuter ai periodici  informatici, alle pagine in rete della BBC fino ai quotidiani italiani. In poche parole si tratta di questo: per pochi soldi ci si può abbonare ad un servizio che permette, legalmente, di  rintracciare in tempo reale la posizione di un telefonino e vederla comadamente sul proprio computer, rappresentata come un puntino luminoso su di una normale mappa  stradale.
Non occorre più ingaggiare segugi vecchio stile, tipo Tom  Ponzi o i più poetici "lampionai" della saga degli Smiley's People di John Le Carré, per sapere in ogni momento dove si trova una persona. Basta che l'ignaro spiato tenga normalmente in tasca o nella borsetta il suo telefonino acceso e che lo spione si abboni al servizio ( ad esempio di  http://www.followus.co.uk/ oppure http://www.world-tracker.com/) e vi registri il numero del telefono da spiare.
Appena attivato il servizio, la compagnia, per tutelare la correttezza della faccenda, manda subito un SMS al telefonino controllato in cui avverte il possessore che il suo apparecchio è "tracciato" da quel momento in poi. In seguito, ripete la procedura di avviso, in modo casuale, 28 volte all'anno, cioè ogni 12 o 15 giorni. In pratica, quindi, basta impossessarsi di un telefonino per il tempo necessario per intercettare e cancellare il primo avvertimento per potere iniziare, da subito, un comodo ed economico pedinamento di un dozzina di giorni, mal che vada. Tutti quelli che usano il telefonino solo per telefonare, e sono tanti,  ignoreranno sistematicamente gli SMS e non si accorgeranno mai di nulla.
Le compagnie che offrono il servizio legalmente nel Regno Unito ne sostengono i benefici economici e anche di sicurezza, portando ad esempio i vantaggi che potrebbe trarne una compagnia con personale viaggiante afflitto dagli ingorghi di traffico o genitori apprensivi, preoccupati della sorte dei figli minori in giro per un mondo "brutto e cattivo". E' indubbio che queste affermazioni hanno un loro fondamento, tuttavia la facilità con cui si può impiegare questo servizio per fini meno nobili appare preoccupante, né consola molto l'affermazione che ogni tecnologia è neutra, mentre solo l'uso che se ne fa può essere buono o cattivo.

Quando George Orwell nel 1948 inventò il suo Grande Fratello, pensandolo come un sinistro strumento vessatorio e onnipresente di uno stato poliziesco da incubo, non poteva certo immaginare che potesse  cammuffarsi tranquillamente in un simpatico gingillo colorato che tutti noi ci portiamo in tasca gelosamente e guai se si scarica e si spegne un minuto.

Per ora, non risulta che siano ancora comparse compagnie italiane che offrano un servizio pubblico e a basso costo, analogo a quelle britanniche citate, ma nessuno può pensare che chi dispone da tempo degli strumenti adatti e li usa già per intercettare le telefoninate non stia anche esercitandosi nel banale sport accessorio di tracciare gli spostamenti dei "sorvegliati", ovviamente a fin di bene e per i più nobili scopi, come abbiamo potuto constatare anche di recente.

Ma non rattistriamoci, per fortuna ci sono anche le telecamere ad ogni angolo delle nostre città che forniscono la nostra immagine dal vivo, altrimenti rischieremmo di essere noti solo per le nostre conversazioni ed i nostri spostamenti: sarebbe un peccato.

RIferimenti:

http://news.zdnet.com/2100-1035_22-6035317.html

http://news.bbc.co.uk/2/hi/programmes/click_online/4747142.stm

http://www.repubblica.it/2006/b/sezioni/scienza_e_tecnologia/accepc/accepc/accepc.html

http://www.followus.co.uk/

http://www.world-tracker.com/

 



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 28 febbraio 2006  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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lun 20 febbraio 2006  Meglio "dormirci sopra"

confusioneLa saggezza popolare, che consigliava di "dormirci sopra" prima di prendere decisioni importanti, pare pienamente confermata da recenti studi olandesi pubblicati su riviste scientifiche e riprese dalle BBC news. Pare, infatti, che quando si debba prendere una decisione come l'acquisto di un auto, piuttosto complessa per la molteplicità degli aspetti da tenere in considerazione, sia meglio lasciare spazio anche all'inconscio, vista la difficoltà di focalizzare a livello conscio molti parametri contemporaneamente.
Insomma, se si tratta di comperare un dentifricio o una scatoletta di tonno, vai e colpisci al volo nel tuo euforico stato di vigile compratore, seppure afflitto da messaggi pubblicitari a tutto spiano e abitudini e preferenze, sedimentate in recessi sconosciuti della tua mente di consumatore, ma quando il gioco si fa duro, lascia lavorare il tuo inconscio, prendi tempo e dormici sopra le notti necessarie.

Altri studi ci avvertono di non decidere mai niente di serio nei primi tre o quattro minuti successivi al risveglio. Il nostro stato di lucidità, in quella terra di nessuno fra il sonno e la veglia, è pari a quello di un ubriaco, a quanto pare. Per quanto mi riguarda, da pluridecennale esperienza personale, posso confermare pienamente questa scoperta scientifica: prima di aver fatto pipì, essermi lavato la faccia e aver bevuto una tazzona di tè, non sono neppure in grado di aprire bocca per un grugnito.

Il peggio del peggio è, poi, essere svegliati da una telefonata assassina contenente una richiesta, anche un semplice sì o un no. In questi casi di pericolo estremo la scienza ci soccorre ancora una volta: rispondi che sei "fuori" perché è vero.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 20 febbraio 2006  Invia un commento all'autore
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ven 17 febbraio 2006  Principesse cercansi

Regina di SabaNelle favole i rospi erano dei simpaticoni parlanti, ma dall'aspetto un po' repellente, che incoraggiavano le principesse a baciarli per divenire immancabilmente bellissimi principi. La vicende si concludeva con un sontuoso matrimonio e, in seguito, i due sposi "vissero felici e contenti".

Quando una settantina di anni fa i coltivatori australiani di canna da zucchero introdussero nel Queensland dei poderosi rospi importati dall'America meridionale non si aspettavano forse matrimoni principeschi, ma almeno un sollievo dagli insetti infestanti le loro piantagioni. E così fu, in effetti.

Il Bufo marinus, così si chiama il muscoloso rospo capace di pesare fino a due chili, è in grado di avvelenare e uccidere in pochi minuti non solo insetti o piccole prede come lucertole, serpentelli e uccelli acquatici, ma perfino coccodrilli e dingo. Ma come già accadde per altre specie importate dall'uomo in Australia, ha trovato un habitat talmente favorevole e privo di antagonisti naturali da svilupparsi oltre ogni attesa e diffondersi senza controllo in aree sempre più vaste. Come i conigli in passato, è diventato un autentico incubo, insomma.

rospoI naturalisti che stanno tentando di correre ai ripari hanno scoperto che l'anfibio velenoso ha sviluppato zampe sempre più lunghe che gli permettono di spostarsi cinque volte più velocemente dei suoi antenati americani, importati nel 1935. Gli attuali rosponi da battaglia sono in grado di espandersi alla velocità di 55 chilometri all'anno, lasciando dietro di se una scia di morti avvelenati, peggio di una regina rinascimentale.

Gli scienziati non sanno che pesci pigliare; curiosamente nessuno di loro ha pensato d' importare dall'Europa un congruo numero di principesse disposte a baciare i rospi e a trasformarli in principi. Forse temono una sovrapopolazione principesca fra un paio di secoli.

Per saperne di più, leggi l'articolo sulle BBC news.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 17 febbraio 2006  Invia un commento all'autore
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ven 03 febbraio 2006  Kiappatutto

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Inspiegabilmente, si rifiutava di prendere la scatola per insaccarla nella sua capace sporta per la spesa. Aveva proprio l'aria di un rifiuto, non di una banale distrazione o di un ritardo nella risposta. Kiappatutto, glielo aveva affibbiato lei quel soprannome, le scodinzolava dintorno con l'aria più innocente, guardandola sorridente, come al solito, mentre la seguiva fra gli scaffali del supermercato, il solito supermercato dove andava a rifornirsi settimanalmente dopo la strigliatina rilassante dal "parrucchiere".
Per tutto il tempo in cui i robot fitness l'avevano lavata, massaggiata, pettinata, ritoccato il colore dei capelli e dell'abbronzatura invernale se ne era rimasto tranquillo, nello stato "buono-buono" con le iridi lampeggianti di azzurro spento, ad indicare la sua condizione di stand-by e, al suo "andiamo, kiappatutto" aveva ripreso a seguirla con la solita aria scodinzolante: docile e contento come sempre.

Cosa gli saltava in mente, adesso? "Apri la sporta, ciccio". OK, funzionava. Luisa guardò dentro la sporta per controllare se fosse già piena. Non lo era. "Prendi anche questo, allora" Per tutta risposta, Kiappatutto chiuse precipitosamente la sporta. "Per favore, metti questo nella sporta", senza dire né a né ba, il robot si girò per voltarle le spalle, allontanando il suo decodificatore di codici dalla scatola che gli veniva porta.
"Ma che bel tipo che sei! Ha visto anche lei, fa i capricci" disse Luisa, rivolgendosi ad una signora che si era fermata a guardare la scena, seguita da un robot portatore primitivo, dall'aria un po' stolida, fornito di ganci esterni a raggera per appendervi i sacchetti.

"Ci vuole pazienza, signora, con questi qui dell'ultima generazione. Il mio è un po' tonto, poverino, ma ci sono affezionata e non mi ha mai piantato in asso. Non riesco a decidermi di cambiarlo."

"La capisco; quando mi hanno regalato Kiappatutto per la mia festa e hanno portato via quello vecchio, mi piangeva il cuore. Mi hanno detto che lo portavano da una vecchia signora sola a cui era morto il suo e mi hanno garantito che lo avrebbe trattato bene. Se è vero, è andato a stare meglio che in casa nostra: abbiamo tre figli che mangiano come cavallette e farei meglio a farmi portare la roba a casa con il furgone del sevizio "Lasciami-fare". Ma sono abituata così: mi piace scegliere personalmente e approfitto anche dell'occasione per farmi coccolare dai robot massaggiatori: sono così premurosi e delicati."

"Ha ragione. Noi abbiamo provato per un mese a lasciare tutto in mano al dispensiere. Non le dico... ci toccava mangiare quello che piaceva a lui. Perché poi, diciamocelo, non è altro che un frigo automatico programmato da chissà chi. Il nostro è cinese, costa meno, ma cosa vuole che ne capisca di quello che serve in casa nostra. Ha il programma "Europa" naturalmente, ma cosa vuole, certe abitudini non gliele leva nessuno. Guai se rimaneva senza germogli di soia, per dirne una. Non dico che siano indigesti o altro, ma noi non siamo abituati a mangiarli così spesso. Adesso l'abbiamo messo in modo semiautomatico: gli abbiamo detto cosa vogliamo che conservi nel suo pancione e lui non fa altro che stamparmi tutto quello che sta per finire; sarà scontento di non poterci tenere a dieta a modo suo. Ecco, questa è la lista di oggi; c'è anche la cioccolata al latte e il nocino che lui non si sognava mai di ordinare.
Io mi tiro dietro questo bestiolino servizievole che mi porta la spesa fino in macchina e, arrivati a casa, la scarica e la stiva in frigo; io continuo a chiamarlo frigo; se mi sentisse, si offenderebbe."Kiappatutto

"Va d'accordo con il suo dispensiere, il frigo insomma? Ho sentito certe storie..."

"Come dico, gli abbiamo un po' abbassato la cresta. All'inzio si metteva in comunicazione diretta con il servizio consegne automatiche "Non ci pensare più" con il bel risultato che avevamo delle scorte di salsa di soia da annegare Sciangai e decine di barattoli di spezie dell'altro mondo: roba che non so neanche pronunciare. Adesso che la spesa la facciamo io e questo bestiolino affezionato le cose vanno meglio. Ogni tanto si sfoga con il ghiaccio: si mette a snocciolarne fuori dei chili nel cuore della notte; è capace di continuare per un'ora. Noi teniamo la porta chiusa, altrimenti ci sveglierebbe con il rumore. Abbiamo disattivato anche la voce, sennò si metteva a chiamare alle tre del mattino. Ma bisogna capirlo poveretto, forse è anche colpa nostra che gli abbiamo confuso le idee; dev'essere rimasto sul fuso orario di Pechino o ha degli incubi."

"Eh... ci vuole proprio pazienza, come con quel bel tipino qui che non mi lascia prendere questa vassoietto di pesce... scusi signora, ho visto un commesso umano, in carne ed ossa: un miracolo... Scusi giovanotto, mi potrebbe aiutare? Kiappatutto, il mio robot portatore, non mi lascia prendere questa confezione di spigole, forse lei ne capisce più di me."

"Faccia vedere... scadono domani, ma ha ragione lui, la confezione è danneggiata in un angolo, non è più perfettamente sottovuoto, o meglio, potrebbe non diventarlo se venisse schiacciata. Lasci a me, le ritiriamo dalla vendita per precauzione. Ci scusi."

"Grazie. Ehi Kiappatutto, ma quante ne sai, con la tua arietta da bravo bambino? Non ti facevo così furbetto. Niente pesce, stasera, però. Pazienza; quando uno ha ragione, ha ragione."



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 03 febbraio 2006  Invia un commento all'autore
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