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lun 30 gennaio 2006  Belli, alti e ricchi

La dama con l'ermellinoNei vecchi film di Totò le segretarie erano, immancabilmente, delle biondone prosperose e sceme in omaggio al criterio incontestato che la virtù per eccellenza di questo tipo di personale dovesse essere la bellezza, la disponibilità era sottaciuta, ma implicita.

Un recente articolo apparso in rete su careerbuilder sintetizza alcuni studi americani ed inglesi che parrebbero dimostrare che un bell'aspetto, sia femminile sia maschile, si traduce anche in stipendi migliori. Secondo un'inchiesta inglese, condotta su 11.000 treantratreenni, i bruttini guadagnerebbero circa il 15% in meno del loro colleghi di bell'aspetto, a mezza strada i normali. Si badi che la differenza vale sia per le donne che per gli uomini con una maggiore accentuazione per questi ultimi.
Studi equivalenti italiani non ne conosco, ma tutti noi abbiamo sperimentato di persona come le belle e i belli fossero avvantaggiati a scuola con voti migliori durante l'anno e risultati, a volte clamorosi, durante gli esami di maturità, quando molto si gioca in appena mezz'ora e la presenza (anche di spirito) trova uno spazio molto maggiore che nella quotidianità delle normali ore di lezione.

Alla luce di questi studi si potrebbe guardare con un'ottica diversa anche al ricorso crescente alla chirurgia estetica: non solo un modo di sentirsi meglio al mattino in bagno, davanti allo specchio, e la notte in discoteca, ma un autentico investimento per la carriera.

Il signor Silvio Berlusconi, con i suoi lifting facciali e trapianti di capelli, pare crederci molto.

La simpatia continua a restare una qualità preziosa e forse altrettanto apprezzata, ma non aspettiamoci studi statistici che ne dimostrini il valore monetizzabile, né un bisturi che possa "raddrizzare" un antipatico.

Sulle solide qualità, che dovrebbero contare di più nella vita e sul lavoro, nulla ci dicono le statistiche e ciascuno di noi continua a poter pensare che pesino molto o poco secondo le inclinazioni personali e le esperienze vissute.

La fortuna domina, come sempre, prima e dopo che Machiavelli ce lo mostrasse con tanta efficacia.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 30 gennaio 2006  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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