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dom 25 gennaio 2004  "Nighthawks" di Eward Hopper

Una malinconica conversazione (Nighthawks, olio su tela-1942) in un bar di città  di Edward Hopper (1882-1967).

Questo dipinto è stato, per un certo periodo, un'icona presente come poster in ogni dormitorio di college americano. Secondo Sister Wendy, una suora che esercita anche la professione di critica d'arte con entusiamo e vis comunicativa, sarebbe una splendida rappresentazione della solitudine urbana, o meglio, di quella esistenziale, più universale e senza scampo.

Hopper non ritrarebbe dal vero i suoi personaggi. La ragazza in rosso, come tutte le figure femminili, s'ispira alla moglie Jo, mentre avrebbe clonato sč stesso in entrambe le figure maschili, con le spalle sollevate in atteggiamento difensivo, immerse nell'innaturale nitore che li blocca all'interno. Non ci sono porte, in vista.

Per saperne di più sul dipinto vedi il testo inglese e la riproduzione zoomabile in:

http://www.artchive.com/artchive/H/hopper/nighthwk.jpg.html



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 25 gennaio 2004  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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ven 23 gennaio 2004  Non solo INTERNET...

... funzionano ancora egregiamente anche queste reti, per fortuna.


Nell'immagine una rete da pesca nel porto di Gorino FE



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 23 gennaio 2004  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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dom 18 gennaio 2004  S'io fossi uno scarpone e tu una calza di lana

S'io fossi uno scarpone e tu una calza di lana
Passerei la vita a correre per sentirti vicina
Se tu fossi una micia e io un bel gatto
cunsumerei la lingua a leccarti il pelo matto
Se tu fossi una pipa e io il pipatore
ti terrei sempre in bocca per lasciarti fumare
Se tu fossi un albero piantato in un giardino
Sarei radici e foglie pur di starti vicino
Sei spaziosa, grande e soda, ti farei un monumento
Prendimi per sempre come tuo basamento
Sei bella, gentile, silenziosa e delicata
Son il tuo mago, vuoi esser la mia fata?
Lascia perdere gli altri, con i loro bei modini
Non han la stazza adatta, sono solo stuzzichini



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 18 gennaio 2004  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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ven 16 gennaio 2004   Ola muchacho, che stai lė a fare?

Ola muchacho, che stai lì a fare?
alza le chiappe e fammi ballare
Come chi sono? Basta guardare
La più bella sbarbina che ti può capitare
Vedo che gli occhi li sai già usare
Portami in pista, se ci sai fare
Stringimi, strusciati, non ti fermare
Non c'è la musica, non senti suonare?
Sei scemo o sei sgonfio? Cosa vuol dire?
Non ti ho mica detto che devi cantare.

Non garantisco la fedeltà e autenticità del testo, ma mi è stato detto che si tratterebbe di una specie di rap che le ragazzine in età scolare cantano in coro per caricarsi, prima di dare l'assalto a malcapitati trentenni, ignari del pericolo che corrono se si presentano in discoteca senza una guardia del corpo che li protegga: una moglie, una morosa, un gruppo di amici.
Le orde di sbarbine agiscono in gruppo, approfittano dell'ingresso gratuito femminile, entrano in un locale a tarda ora e puntano "per gioco" tutti maschi liberi che abbiano il doppio della loro età. In cosa consista esattamente il gioco e fino a che punto si spinga non l'ho saputo. Sono scatenate, svestitissime, provocanti, aggressive e non reggono l'alcool, pare, per mancanza di enzimi appropriati.
Personalmente non le ho mai viste in azione e mi domando se sia solo una delle tante leggende metropoitane, come sospetto fortemente, o se, invece, ci sia qualcosa di vero.
Chi ne sa di più per esperienza personale o notizia certa?



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 16 gennaio 2004  Invia un commento all'autore
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gio 15 gennaio 2004  Tapioca, manioca, papioca

Tapioca, manioca, papioca
canta, canta la filastroca
se poi ti viene a noia cantare
prendi la bici e va in riva al mare
ascolta l'onda che parla e guarda i gabbiani pescare
ma tu non lo fare
pesca piuttosto cartacce e bottiglie
e fanne un bel bottino, da bravo bambino.
Fra tanta robaccia troverai preziosi tesori
belle conchiglie sbiancate dal sole
cocci di vetro limati dal mare
mettili in tasca, ci potrai giocare
e, se poi hai tanta fortuna,
troverai perfino una piuma.
Lasciala al vento che la porti lontano
e torni al suo posto in collo a un gabbiano
Canta, canta la filastroca
Tapioca, manioca, papioca



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 15 gennaio 2004  Invia un commento all'autore
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