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mar 30 dicembre 2003  Piropos y galanterias

  • Ti piacerebbe essere un sombrero, oggi?
  • Mucho me gustaría
  • E vorresti startene sobre la cabeza de un caballero muy distinguido, o...
  • ...preferirei restarmene più tranquillo ora, soy descansado.
  • Un vecchio sombrero dismesso? Attaccato al fatidico chiodo?
  • No, non ancora un caro ricordo, ma appoggiato in bella vista in un'ariosa loggia che si affaccia sul patio ombroso, fresco di fontanelle gorgoglianti immerse nel profumo dei gelsomini in fiore?
  • Un prezioso sombrero da cerimonia, allora da calzare solo nelle grandi occasioni.
  • Sì, proprio. Con cordoni  e ornamenti splendenti d'argenti e qualche macchiolina e acciaccatura a ricordo di passate baldorie, al suono d'instancabili marimbas y grillos nocturnos 
  • E a che fiesta t'appresti?
  • La Gran fiesta por toda la noche, per questo mi riposo e mi godo da qui l'andirivieni dei preparativi, prima che tocchi a me dar anima e vita a saluti, inchini, piropos y galanterias.
  • Vorrei tanto essere il tuo caballero.
  • Muchas gracias, caballero.
  • Mucho gusto, señor sombrero. Hasta luego y... salud, amor, dineros y tiempo para gustarlos!

Nell'illustrazione una Venere con sombrero, secondo Lucas Cranach



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 30 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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lun 29 dicembre 2003  Ti pare arcano 'Araucaria araucaria araucana'?

Araucaria araucaria araucana con i suoi 30 metri di altezza è la più imponente, ma di araucarie ce ne sono tante altre, diverse, ma tutte molto notevoli, direi indimenticabili. Il nome popolare in inglese, bizzarro finché si vuole, è "Monkey puzzle tree", cioè Rompicapo delle scimmie. Pare gli sia stato attribuito nell'ottocento da un viaggiatore inglese che notava quanto sarebbe stato difficile scalare uno di questi giganti da parte delle scimmie. Per completare il quadro, va detto che dove crescono le araucarie non ci sono scimmie, ma come sappiamo la bizzarria, sempre un po' sospetta fra noi latini, è bene accetta fra i britannici.  

Gli indiani Pehunche si cibavano normalmente dei loro semi e ancora oggi sono in vendita nei mercati di frutta del Cile. Da noi è arrivata casualmente, dimenticata nelle tasche di un viaggiatore, Arcibaldo Menzie, che ne aveva intascato alcuni semi, riproponendosi d'indagare su quelle strane "noci".
Io non ne ho mai mangiate, ma sono diventato amico di due araucarie gemelle piramidali che svettano solitarie nel giardino antistante un grossista di frutta vicino alla mia casa al mare. Quando le vedo, so che devo girare il manubrio per imboccare il vialetto in cima al quale potrò fare scorta di nostranissime pesche e albicocche, meno esotiche ma profumate d'estate, come piace a noi scimmie nude di pianura.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 29 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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mer 24 dicembre 2003  A cammello di un cammel

  • Hai notato che i cammelli hanno forme antropomorfiche?
  • Marcate?
  • Pronunciate, direi piuttosto.
  • Insomma, secondo te, il cammello assomiglierebbe all'uomo? O viceversa?
  • Viceversa.
  • Ma da quando frequenti i cammelli?
  • Mai successo, ma frequento poco anche gli uomini, se vuoi trovare proprio il pelo nell'uovo. Però da piccolo facevo il presepio e ho un giacca di cammello.
  • E ti assomiglia in modo pronunciato?
  • Ai suoi bei dì, forse. Ormai è vecchia, spelata e tutta sformata, ma ancora caldissima e morbida. Sai come si dice: "Il cammello perde il pelo, ma non lo sfizio"
  • Ma non era il lupo?
  • Lo trovi più antropomorfico del cammello?
  • Per forza! Homo homini lupus. Hai mai sentito dire "Homo homini cammellus"?
  • Mai sentito, ma sei tu che hai una cultura proverbiale, io, però, ho più colpo d'occhio.
  • E' vero cogli le somiglianze, al volo. Prima che me lo dicessi tu, non mi ero mai accorto che i cammelli assomigliassero all'uomo in modo così pronunciato. Fatti e sputati. O viceversa?
  • Viceversa, viceversa.



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mar 23 dicembre 2003  Se tu fossi un soffione...

  • Se tu fossi un soffione, ti piacerebbe essere soffiato?
  • Altroché, specialmente da un bambino bello ciccione ed entusiasta.
  • Ma dopo saresti tutto spiumato
  • Sì, ma avrei impiumato mezzo mondo. E' il nostro spasso; non lo sapevi?
  • No, credevo che tu fossi affezionato ai tuoi piumini.
  • Ma, figurati! Non siamo mica avari come le orchidee, noi. Ci piace giocare e rifiorire spesso e volentieri.
  • Che cosa ti dispiace, allora?
  • Avvizzire in una landa piovosa e senza vento calpestato da una mucca distratta che non tenta neppure di brucarmi.
  • Capita spesso?
  • Capita anche di peggio in un pascolo.
  • Stai pensando a quello che le mucche si lasciano dietro... le spalle
  • E' il mio incubo, non ci voglio nemmeno pensare, ma tu, piuttosto, soffia, soffia forte.
  • Fhhhhhhhh!



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"Da gru a gru: ma è poi vero che si pesca meglio all'alba?"



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Mi chiamo Zeiss, Vario Sonnar Zeiss.
Tutti mi considerano una persona limpida ed obbiettiva, esente da riflessi negativi della realtà che mi circonda, anche se so bene di avere le mie deformazioni periferiche quando il mio sguardo si allarga ai limiti del mio angolo visuale.
Da quando nel 1846 mio nonno Carl fondò a Jena,  in Germania, la nostra dinastia, tutti noi discendenti abbiamo cercato di mantenere alta la fama che seppe conquistarsi esplorando il mondo microscopico al servizio della scienza. Alcuni di noi, come i miei celebri cugini Tessar e Planar, hanno allargato le vedute al mondo della quotidianità domestica, lasciando ricordi indelebili alle famiglie che si sono rivolte a noi per immortalare i primi sorrisi dei neonati o le circostanze ufficiali più gioiose come le feste e i matrimoni o più dolorose come la morte dei propri cari.
Professionisti dell'informazione visiva hanno confidato sulla nostra obiettività per lasciare testimonianze impareggiabili degli eventi più significativi e dei luoghi più affascinanti del mondo.
Con lo stesso spirito, noi dell'ultima generazione, ci siamo convertiti ai nuovi orizzonti dischiusi dalla rivoluzione digitale, sforzandoci di non disperdere il glorioso patrimonio di affidabilità e brillantezza dei nostri avi e guardiamo al futuro con serena fiducia.
Ecco un mio autoritratto.



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dom 21 dicembre 2003  Ti piacciono i mostri?

Per 21 dollari e 95 centesimi si può comprare un gioco d'avventura che ha per protagonista il piccolo mostro Voodoo Vince: una bambola Voodoo creata da Madame Charmaine, una celebre veggente di New Orleans.
Il gioco è stato scritto per Xbox, la consolle di Microsoft.
Per sconfiggere gli avversari il giocatore può scegliere fra diverse armi, piuttosto inusuali e la bambolina stessa ha un aspetto mostruoso che, immagino debba essere interpretata in modo ironico, visto che, ad esempio, è capace di cavarsi gli occhi per ripulirli e lustrarli sfregandoseli addosso.
In questi stessi giorni, sta cominciando a circolare l'ultimo film della Walt Disney-Pixar "Finding Nemo" che propone la storia zuccherosa e melensa di un pesciolino della scogliera corallina, orfano di madre e con un padre iperprotettivo, ma ugualmente inadeguato a proteggerlo dal mondo brutto e cattivo.
A colpo d'occhio, mi sembra che ci sia una bella confusione sui modelli e le strategie educative (o semplicemente commerciali), per catturare e avvincere l'attenzione di bambini e adolescenti.
La geniale pista inaugurata dal poderoso Shrek: lo spiritoso orco bonaccione, non sembra aver trovato autori capaci di continuare, per ora, un filone promettente e innovatore. Speriamo in un suo ritorno.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 21 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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ven 19 dicembre 2003  Ti piacerebbe essere un sussiegoso gattone persiano, più pelo che gatto?

  • Ti piacerebbe essere un sussiegoso gattone persiano, più pelo che gatto?
  • Per sempre?
  • Ti sembra un periodo troppo lungo?
  • Forse no, i gatti hanno vita breve, sarebbe peggio una tartaruga persiana pelosa e pluricentenaria
  • Esiste?
  • Io non l'ho  mai vista, ma non ho mai visto neppure una pantera che è molto più nera.
  • Di chi? del persiano o della tartaruga?
  • Di entrambi, dicono, se ti fidi delle dicerie.
  • Ne circolano molte sulla pantera, ma io non le ho mai prese troppo sul serio, ci mancherebbe.
  • Le dicerie vanno prese per quello che sono, né più  né meno.
  • Sacrosanto, però pensa se non ci fossero.
  • Un disastro, circolerebbero solo verità nude e crude: una barbarie.
  • Dal punto di vista storico sarebbe un danno irreparabile. Tutte le complesse impalcature di causa-effetto crollerebbero come castelli di carte
  • Senza tema di smentita.
  • Saresti capace, così su due piedi, di trovare un'altra frasetta altrettanto pomposa e stupida.
  • Alla stregua
  • Bravo, ci sei riuscito e sapresti anche miagolare come un gatto persiano?
  • Miaaao
  • Braaavo! Ma che bel micione che sei, lascia stare il canarino, però



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 19 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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Chissà se alle renne piace il Natale quanto a me?
Io lo scanserei volentieri, potendo.
Sarei anche disposto a barattarlo con un sano venerdì 17, preso a caso.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 19 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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gio 18 dicembre 2003   Pma Pè Proprio Pnecessario Pcomprare Pstupidi Pregalini Pdi Pnatale?-

I pinguini della Patagonia continuano ancora oggi a parlare l'antico linguaggio P
e a preferire la scrittura bustrofelica in mancanza di palindromi perfetti: i loro preferiti in ogni stagione.

SATOR
AREPO
TENET
OPERA
ROTAS



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) gio 18 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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mer 17 dicembre 2003  '... a cosa serve un blog senza figure o senza dialoghi?'



"A cosa serve un blog senza figure o senza dialoghi?", pensò Alice

“All right,” said the Cat; and this time it vanished quite slowly, beginning with the end of the tail,
and ending with the grin, which remained some time after the rest of it had gone.

( "Bene" disse il Gatto, e questa volta svanì piuttosto lentamente, cominciando dal fondo della
coda, e finendo con il ghigno che rimase un po' di tempo dopo che il resto se n'era andato )



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 17 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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"Tutta di perle mi voglio vestire"



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mer 17 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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mar 16 dicembre 2003  Se non funziona "Apriti sesamo", prova con il telefonino

Con un po' di fortuna, è in arrivo un telefonino tuttofare che dovrebbe mettere ordine nelle nostre tasche piene di borsellini, tessere di riconoscimento, carte di credito, biglietti per il bus, i treni, gli arei e, perfino le chiavi di casa.
Secondo una notizia Reuter di 54 minuti fa, la Do.Co.Mo , leader del mercato telefonico giapponese, sta procedendo alla realizzazione di un telefonino che contiene un chip (FeliCa ) della Sony che attualmente è già usato dai pendolari di Tokio per pagare i biglietti dei treni.
Si tratta di incorporarlo nel telefonino e fargli svolgere le funzioni di denaro elettronico, carta d'identità e sanitaria, patente, carta di credito (anche per pagare piccole somme come una consumazione al bar) e di emettitore di codici ad impulsi per aprire serrature o attivare a distanza dispositivi remoti come forni elettrici, termostato del riscaldamento domestico, ecc.
Potrà essere usato come un tradizionale badge, per farsi riconoscere ed aprire il cancello in strutture sorvegliate come le banche e simili.
Dovrebbe semplificare la vita e mettere ordine nelle tasche, chissà quali marchingegni superastuti proteggeranno tutto questo concentrato di dati e prestazioni da un uso improprio di ladri ultratecnologici?
Ad ogni buon conto, sarà meglio ricordarsi di tenerlo bello carico, se non si vuole restare chiusi fuori di casa.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 16 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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lun 15 dicembre 2003  Lipecuri lipecuri lipecuri lipecuri...

"Buone le speranze di ricomposizione interna della maggioranza"

--
Il titolo si riferesce ad un personaggio della celebre trasmissione radiofonica "Alto gradimento" di Arbore e Boncompagni iniziatasi nel luglio 1974
Ecco l'incipit di "Li pecuri"



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 15 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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gio 11 dicembre 2003  Bin Laden? Vive tranquillamente nello Utha. Bin Laden? Vive tranquillamente nello Utha

Esiste un motore di ricerca ( http://www.googlism.com ) che elenca i risultati in modo molto sintetico sotto forma di un elenco di righe non cliccabili che scimmiotta, nel nome, il celeberrimo Google che tutti noi consultiamo incessantemente per sapere di tutto: dalla ricetta delle cozze alla marinara ai consigli su come togliere una macchia d'inchiostro fino a cose serissime come trovare l'indirizzo di "kilpoldir". Su Google c'è: provare per credere.

Le informazioni estremamente sintetiche contenute su googlism.com non ci interesserebbero tanto se, tra l'altro, non saltasse fuori a proposito di Bin Laden che è vivo e vegeto e vive nello Utha o, a proposito di Ciampi che è un mago della difesa (ciampi is a defensive guru) oltreché essere il decimo presidente eletto al primo scrutinio (ciampi is elected tenth president of the republic at the first ballot by a large majority of...).
E' evidente che le possibilità di "rumore informativo" sono notevoli, visto che Carlo Azeglio Ciampi, il Ciampi che conosciamo, non è un allenatore con predilezione per le strategie difensive, tuttavia qualche scorribanda su googlism.com può rappresentare uno spassoso diversivo alle ricerche serie, condotte per racimolare informazioni utili.



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mer 10 dicembre 2003  Solo come un cane

  • Solo come un cane. Capita anche a te di sentirti così
  • Sì, e non passa nemmeno quando si è in compagnia, come sarà?
  • Dicono che sia a causa della solitudine.
  • E ti sembra plausibile, o pensi che ci siano altre cause, diciamo, più subdole e nascoste.
  • Per esempio? A cosa stai pensando? Alla nebbia, al freddo, al buio?
  • Secondo me non giovano, ma forse è solo un impressione. A me, cosa vuoi che ti dica, piace più il sole tiepido, camminare scalzo su di un prato in braghe corte e maglietta...
  • ... magari con un cane.
  • Magari, ma non l'ho più. Me l'hanno rubato da mille anni. Era una gran brava persona. Ci facevamo compagnia. Abitavamo, noi due soli, in una casa grande e mezza vuota. Non mi sembrava che lui si sentisse solo, ma chi può dirlo?
  • E allora, quando ti senti solo come un cane, cosa fai?
  • Ululo un po', ma piano, per non disturbare. C'è sempre un mucchio di gente in giro.



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mar 09 dicembre 2003  Ci vogliono i leoni

  • Ci vogliono i leoni.
  • Per fare cosa?
  • Mi cogli alla sprovvista. Non ci ho ancora pensato.
  • In effetti, sono cose che fanno pensare, potrebbero sfuggire di mano.
  • Sarebbe imperdonabile. Molti non pensano alle conseguenze, a lungo termine delle loro affermazioni.
  • Pensi ai politici?
  • Proprio: chi pianta datteri, non mangia datteri. Occorrerebbe un maggior spirito di servizio, ti pare?
  • Lo spirito è una cosa rara, perfino quello passivo che ha una caratura molto inferiore.
  • Molto, ma in terra di ciechi chi ha un occhio...
  • Tu li definisci guerci o sguerci?
  • Sguerci sebbene sia più sfuggente. Ha un aroma dialettale, affettuosamente sprezzante, quasi birichino…
  • Bello "birichino", ha un profumo di naftalina, sembra sbucato da un cassetto del Trio Lescano?
  • E' grave? Sai che non me ne accorgo neppure, ma da qualche tempo ho dei rigurgiti verbali primo novecento. Regredire è un po' morire, secondo te?
  • Ma neanche per sogno! Ti allunghi la vita in una direzione originale, poco battuta. E' bellissimo, continua così. Fammi un fischio quando passi dall'epoca Charleston, non vorrei perderti quando ti metterai vestiti provocanti di paillettes e frange sberluccicanti.
  • Contaci! Ne ho una cassapanca mentale stracolma, tanto che non saprei da quale cominciare.
  • Dal primo?
  • Sì, ma inter pares.
  • Da te non mi aspettavo nulla di meno. Ho sempre ammirato la tua imparzialità.
  • E io il tuo rigore logico. Dicevi?
  • Ci vogliono i leoni.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) mar 09 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
"Hac re videre nostra mala non possumus; // alii simul delinquunt, censores sumus." (*)

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lun 08 dicembre 2003  Così, senza mangiare, ma di cosa campiamo?

    • Senti ancora freddo?
    • No, da quando siamo qui, direi che mi è passato.
    • Del tutto?
    • Ma? Non saprei risponderti. Questo nostro "aspetto", non so come chiamarlo, è un corpo, secondo te?
    • Me lo sono chiesto anche io, ma non saprei risponderti. Quando siamo arrivati, ci hanno detto di continuare come se niente fosse cambiato, che ci saremmo ambientati meglio è più in fretta.
    • Lo ricordo, ma "come" se niente fosse cambiato, vuol dire che, in realtà, dei cambiamneti ci sono, ti pare?
    • Lo penso anch'io. Questa luce diffusa, senza ombre, e la mancanza di un orizzonte, per esempio, mi provocano un po' di disagio...
    • ... e anche la mancanza di caldo e freddo, di sonno e di fame. A proposito, così senza mangiare, ma di cosa campiamo?
    • Di niente, siamo morti.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) lun 08 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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dom 07 dicembre 2003  Bora atterra yucca al primo round

Oggi, domenica 7 dicembre 2003, è arrivato l'inverno, qui a Bologna. Non è stata una sorpresa perché le previsioni del tempo l'avevano annunciato con esattezza e chiarissime spiegazioni, ma quando stamattina, scostando le tende, ho visto il vecchio gigante, un abete rosso molto ammalato, squassato dal vento e le poche foglie di tiglio rimaste in giro svolazzare a mezz'aria, mi sono reso conto che la bora era arrivata sul serio.

Uscito in terrazzo, adeguatamente incappottato, ho anche trovato la prima vittima del vento siberiano: la yucca giaceva a terra con il grosso vaso a pezzi, pur continuando ad inalberare orgogliosamente il suo sproporzionato e assurdo fiore, seppure in una ridicola posizione orizzontale.

Non è ancora stato deciso dalla sua mamma dove sarà collocata, dopo l'incidente che ha evidenziato la fragilità della passata collocazione, ma non mi dispiacerebbe se finisse nel giardino al mare, magari in un angolo: sono dieci anni che, quando la sfioro, mi fora le gambe e il sedere con le sue foglie lanceolate, spinose e iperdifensive.

Datti una calmata yucca, che nessuno qui ti vuole del male, eccetto il vento sul quale nulla hanno potuto le tue spine.



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) dom 07 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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ven 05 dicembre 2003  E chi non ce l'ha?

Leggo su La Repubblica del 4 dicembre '03 che in un paesino di 300 abitanti di una contea del Kansas un buon tempone di funzionario ha emesso un'ordinanza in cui ingiunge a tutti i suoi concittadini di procurarsi e di tenere in casa un arma (gun) con congrua provvista di munizioni. Insomma, un invito a proteggersi doverosamente.

La notizia ha raggiunto orecchi lontani e provocato un afflusso in paese di giornalisti e reporter televisivi piuttosto sgraditi, pare, che hanno turbato la tranquilla vita da pistoleri degli abitanti e suscitato un dibattito ancora più sgradito fra la comunità "libertarian" che mal soffre qualsiasi interferenza esterna da parte di autorità della contea, statali o, ancora peggio, confederali.

Uno dei commenti più spassosi, a mio parere, è quello di una gentile signora che ha commentato: "Ma a cosa serve un'ordinanza che impone di tenere un arma, quando tutti noi ne abbiamo in casa diverse e da sempre?"

Nessuna meraviglia, quindi, se poi può accadere una vicenda agghiacciante come quella che ci lascia senza fiato nel bel film "Elephant" proiettato nelle sale in questi giorni.

--
La bella immagine a destra è di Lou Beach



Pubblicato da Alessandro C. Candeli (@lec) ven 05 dicembre 2003  Invia un commento all'autore
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mer 03 dicembre 2003  Indovinello pittorico

Questo portico, che appare anche in un vecchio film di Michelangelo Antonioni, si trova in una piccola cittadina prima romana, poi bizantina, poi longobarda, poi..., percorsa da numerosi canali attraversati da suggestivi ponti, come Venezia e Chioggia, seppure ad un livello più modesto.


L'immagine contiene due elementi estranei alla realtà. Quali?
Sapresti dirmi anche il nome della città?



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lun 01 dicembre 2003  Mai cavato un ragno da un buco in vita mia

  • Gli riuscisse una volta, almeno. Una volta sola.
  • Di cosa parli? di una lotteria, di una sfida? ...
  • Di cavare un ragno da un buco, parlo.
  • Io non ci ho mai neppure provato; tu sì?
  • E' solo un modo di dire, lo sai benissimo.
  • Sì l'ho sentito dire, ma non l'ho mai visto fare; dev'essere molto difficile, immagino, se il ragno considera il buco un suo territorio e non è disposto ad abbandonarlo spontaneamente.
  • Dici? Io ho sempre pensato che con l'espressione si volesse indicare un'azione semplice che chiunque dovrebbe riuscire a compiere con successo.
  • Tu come faresti?
  • Chi sarei io, il ragno o il cavaragni?
  • Scegli tu, ma mi sembra già una buona partenza che tu accetti di giocare anche come assediato. Allora chi saresti?
  • Il ragno, credo. Giocare in casa è più rassicurante, lo dicono tutti. Potrei scegliere un buco profondo e molto ramificato, magari con due uscite?
  • Certo, hai avuto tutta la vita per scegliere un buco adatto alle tue esigenze. O pensi che i ragni scelgano alla leggera dove rifugiarsi in caso di pericolo mortale?
  • No, non credo proprio che un architetto così ingegnoso e tenace e paziente, capace di costruire meravigliose ragnatele geometriche perda la testa proprio nel momento di scegliersi la tana da cui dipenderà la sua sopravvivenza.
  • Lo penso anche io, ma allora il compito di stanarlo non sembra che sia poi così semplice. Se ci provassi, francamente, penso che mi troverei in qualche difficoltà.
  • E perché poi vuoi scacciarmi da casa mia? Ti sembra una bell'azione?
  • Tranquillo, io non ho mai cavato un ragno da un buco in vita mia.



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